Anche le Piastrine hanno un’Anima



L’Anima riflessa nella piastrina.

La piastrina di riconoscimento “Dog Tag” è un ritrovamento prezioso e molto ambito dai ricercatori di tutto il mondo. La differenza però, sta nelle intenzioni di chi la trova. C’è chi infatti, una volta scovata, la aggiunge alla propria personale collezione e chi invece compie un gesto dettato dal cuore: Restituirla al legittimo proprietario o alla sua famiglia.

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Cos’è una piastrina? In fondo è solo un oggetto di metallo con delle lettere incise! Già, è vero, fondamentalmente l’oggetto è quello e all’apparenza potrebbe anche non significare nulla. E’ però di fondamentale importanza ricordarsi che dietro quel rettangolino, dietro quelle lettere incise sul metallo, c’è la vita di un uomo, scolpita nella storia. Dobbiamo sforzarci di ricordare che una piastrina quindi, pesa molto di più di quei pochi grammi che abbiamo tra le mani. Una piastrina vale molto di più di quello che immaginiamo.

Se volete il mio parere personale, dopo il ritrovamento della stessa, la restituzione dev’essere un DOVERE MORALE.

Questo oggetto non ci appartiene, anche se lo abbiamo tra le mani, non è mai stato nostro e non lo sarà mai. Una volta trovata quindi bisogna impegnarsi nella ricerca del proprietario o della sua famiglia. E’ un piccolo gesto, un atto di riconoscenza. Lo dobbiamo a questi EROI, ed è il minimo. Quando parlo di eroi non sto enfatizzando e di certo non esagero. Sono fermamente convinto di quello che sto dicendo. Qui si parla di uomini che hanno dato tutto, di persone che quotidianamente e costantemente mettevano in gioco la loro vita, per difendere un valore su tutti, il valore assoluto: La libertà. Gente comune, proprio come noi, ma che a differenza nostra ha combattuto, lottando con tutte le loro forze per un ideale, giusto o sbagliato che sia, qualsiasi sia stata la nazione di appartenenza, poco importa ormai. Gente che ha dato tutto per la patria, uomini che hanno sofferto davvero. Sofferto la fame, quella vera. Il freddo, quello che ti penetra nelle ossa. Con la paura costante, concreta, di non tornare mai più vivi a casa.



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Fratelli coraggiosi insomma, gente che lottava insieme, che moriva insieme. Nonostante tutti fossero consapevoli che da un momento all’altro sarebbe potuto toccare a loro, nonostante sapessero che non tutti sarebbero sopravvissuti alla battaglia successiva. Nonostante tutto ciò, questo non gli impediva di guardare avanti, di vivere e di stringere legami forti, veri. Rapporti di amicizia e di fratellanza, valori profondi che poco hanno a che vedere con la concezione odierna che abbiamo noi di questi termini. Noi, attuali cittadini della loro stessa patria, in epoche poco distanti temporalmente, ma profondamente diverse.

Vorrei solo che si riflettesse dunque, su queste parole e che tutte quelle persone che espongono nelle loro personali collezioni, queste piastrine, come piccoli trofei, pensassero solo per un momento a cosa quella piastrina potrebbe dir loro se avesse la facoltà di parlare. Perchè ciò che quella piastrina ha visto è ben altra cosa rispetto a quello che abbiamo visto e vissuto noi. Vorrei che quindi, a partire da oggi, queste persone riuscissero a guardarle davvero quelle piastrine, osservandole nello stesso modo in cui guarderebbero, dritto negli occhi i soldati a cui appartenevano.

Per concludere, sono del parere che queste piastrine siano dei tesori dal valore inestimabile, ma solo se conservate dalle famiglie di appartenenza. Altrimenti sono solo spazzatura sottratta alla terra, senz’anima.