Metal Detecting in Campania, Leggi e Approfondimenti



Metal detecting in Campania: leggi e vincoli; approfondimento ambientale, storico e numismatico.

L’obiettivo dell’articolo è dare una panoramica della regione Campania per gli appassionati di metal detecting, o per chi vuole avvicinarsi a questo fantastico hobby in Campania (e non solo). Quindi parleremo delle leggi che regolano la ricerca e i ritrovamenti e, in particolare, faremo un approfondimento delle caratteristiche ambientali e territoriali della regione dal punto di vista geomorfologico ai fini della ricerca con il metal detector. Inoltre cercheremo di dare un quadro completo delle zone off-limits sottoposte a vincolo ambientale e vincolo archeologico.

Credo sia importante la collaborazione di persone che vivono la regione e che quindi possano dare pareri e notizie reali dei posti in cui ricercano, quindi ho deciso di avere la collaborazione di altri due membri importanti della regione Campania, nonché amministratori del gruppo facebook “Metal Detector Campania”: Maurizio Petrone, della provincia di Napoli, appassionato di storia, che ci farà un excursus della seconda guerra mondiale vissuta in Campania; Giuseppe Gaeta, come me, della provincia di Salerno, che ci aiuterà a dare una panoramica sulla monetazione nei periodi storici più importanti che ha vissuto la Campania.

Colgo l’occasione per ringraziare la redazione di Italia Metal Detector per avermi accolto in questa splendida community e per avermi dato la possibilità di condividere con voi tutte queste notizie nella speranza siano di vostro gradimento.

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Legislazione.

La regione Campania non impone particolari restrizioni o patentini per la ricerca, purché non si ricerchi in zone a vincolo archeologico e paesaggistico (di cui parleremo in seguito). Il metal detector è di libera vendita e quindi vigono le principali leggi del Decreto Legislativo 42 del 22/01/2004 e del codice civile.

Gli articoli che interessano il metal detecting e che vi raccomandiamo di leggere per intero sono:
-art. 10 del D.Lgs. In questo articolo sono descritti tutti i beni culturali a cui poi si deve far riferimento per la consegna alla soprintendenza descritta negli articoli successivi, ovvero i beni che presentano valore storico, artistico e archeologico.

-artt. 90-91-92-93 del D.Lgs. Nelle zone a vincolo archeologico non è consentito l’uso del metal detector (pena arresto e ammenda). In caso di ritrovamento di un oggetto di età superiore ai 50 anni di valore storico (in zone non sottoposte a vincolo), l’oggetto deve essere consegnato alla soprintendenza entro 24 ore. Lo scopritore ha diritto a una ricompensa se in regola con il permesso del proprietario del terreno e se l’oggetto sia stato ritrovato fortuitamente. La ricompensa potrebbe essere in denaro oppure quella di diventare custode di una parte degli oggetti ritrovati.

– artt. 136 e 142 del D.Lgs. Alcune aree hanno un certo valore ambientale tale da essere protette. Queste aree sono definite parchi nazionali, regionali e riserve naturali, aree protette in cui non è vietato l’uso del metal detector, ma non è possibile effettuare attività di scavo.

-artt. 927-928-929-930-931-932 del Codice Civile. Qualunque oggetto ritrovato di valore economico deve essere riconsegnato al proprietario, e se non lo si conosce, deve essere consegnato alle forze dell’ordine. Se dopo un anno non viene trovato il proprietario, lo scopritore diventerà proprietario. Lo scopritore avrà diritto a un premio qualora si troverà il proprietario.

Ambiente e territorio.

Il territorio campano si presta molto ad ogni tipo di ricerca, su spiaggia, pianure, colline o montagne, quest’ultime ricche di storia per le tante battaglie che ha vissuto, durante l’età napoleonica, substrato dei percorsi calcati dai briganti e delle guerre mondiali. La fascia litoranea è in tratti pianeggiante con coste basse e sabbiose, dove è possibile praticare le ricerche in spiaggia (tranne in zone a vincolo), e nei tratti della costiera cilentana e amalfitana la costa è alta e frastagliata; comprende anche rilievi di origine vulcanica. La parte interna montuosa è composta da massicci separati da bacini interni o da pianori e la parte insulare è costituita dall’Arcipelago Campano. La catena montuosa principale è costituita dall’Appennino Campano. Tale catena si articola in una serie di massicci di natura calcarea, intervallati da ampie conche e da gruppi collinari: a nord, al confine con il Molise si estendono i monti del Matese e del Sannio; al centro i Monti Picentini e i Lattari; più a sud si trovano i monti Alburni e il massiccio del Cilento. Alcuni rilievi di origine vulcanica costituiscono l’Antiappennino Campano come il Vesuvio, vulcano ancora attivo. Le maggiori pianure si trovano in corrispondenza della valle del Volturno, nella Piana del Sele e intorno al Golfo di Napoli.

Il suolo campano è in continuo movimento e può accadere che oggetti interrati da millenni possano riaffiorare facilmente a pochi centimetri di profondità o, viceversa, oggetti recenti possano trovarsi a profondità notevoli. Questo succede per l’elevata dinamicità geologica e a causa degli agenti atmosferici: la Campania è stata oggetto di numerosi terremoti che hanno portato a un continuo cambiamento morfologico del paesaggio con conseguente spostamento del suolo; l’attività vulcanica degli ultimi millenni del Vesuvio ha più volte ricoperto di ceneri e lapilli il territorio di tutta la regione attraverso le eruzioni che, come quella più nota del 79 d.C., hanno addirittura ricoperto le città più vicine di 10 metri e quelle lontane di oltre 100 km di decine di centimetri di materiale eruttivo; il Vesuvio, essendo attivo da oltre 20000 anni, non solo ha formato la struttura stessa del vulcano, ma ha depositato vari strati di materiale di origine vulcanica sulle aree interne dell’appennino; le attività più recenti risalgono dal 1631 al 1944, protagonista di ben 49 eruzioni diverse, ricoprendo i suoli di buona parte della regione di materiale piroclastico, rendendolo molto mineralizzato; le forti piogge portano a numerose frane e cedimenti dei terreni con conseguente ricoprimento dei terreni sottostanti.

Tutto ciò spiega che il territorio campano può donare molte volte belle soddisfazioni nelle ricerche con il metal detector ma altrettante volte potremmo trovarci in zone in cui ci sia ben poco da cercare o in cui ci siano non pochi problemi. Questa dinamicità però a volte può essere di aiuto in quanto, se una zona è stata già battuta in precedenza con il metal detector, dopo un lasso di tempo più o meno lungo la stessa zona può donare ancora altri target nascosti nel terreno, grazie al movimento naturale del sottosuolo attraverso dilavazione delle acque piovane, smottamenti, piccole frane e, soprattutto, per attività agricola dell’uomo.
Zone a vincolo paesaggistico e archeologico.

La Regione Campania si pone tra le prime in Italia per superficie protetta e se includiamo anche i Siti di Importanza Comunitaria o Zone a Protezione Speciale (SIC e ZPS non rientrano nella legge quadro sulle aree protette), arriva quasi al 40% dell’interno territorio regionale. Praticamente quasi tutte le catene montuose sono incluse in aree protette. Oltre 2 parchi nazionali, sono presenti 8 parchi regionali, 6 aree marina protette, 5 riserve dello stato, 4 riserve regionali e altre numerose aree protette.

Di seguito sono elencati i parchi, le riserve e le aree protette della regione che rientrano nella legge quadro, che costituiscono oltre il 28% del territorio campano.



Parchi nazionali: Cilento, Vallo di diano e Alburni; Vesuvio.
Parchi regionali: Campi Flegrei; Matese; Partenio; Fiume Sarno; Monti Lattari; Monti Picentini; Roccamonfina e Foce Garigliano; Taburno – Camposauro.
Aree marine protette: Punta Campanella; Baia; Costa degli Infreschi e della Masseta; Gaiola; Regno di Nettuno; Santa Maria di Castellabate.
Riserve Statali: Oasi WWF Cratere degli Astroni; Castelvolturno; Isola di Vivara; Tirone alto Vesuvio; Valle delle Ferriere.
Riserve Regionali: Foce Sele e Tanagro; Foce Volturno e Costa di Licola; Lago Falciano; Monti Eremita Marzano.
Altre aree protette: Fiume Alento; La Punta; Oasi WWF Bosco Camerine; Oasi WWF Bosco di San Silvestro; Oasi WWF di Persano; Oasi WWF di Diecimare; Oasi WWF Grotte del Bussento; Baia di Ieranto; Monte Polveracchio; Colline di Napoli; Oasi di Castelvolturo o Varicosi; Oasi Lago di Conza.

Ricordiamo che in queste zone è assolutamente vietato effettuare buche nel terreno ma non è vietato esplicitamente l’uso del metal detector.

La Campania è ricca di storia millenaria, che va dalla preistoria, ai romani, a tutt’oggi, ed è così ricca di resti archeologici che è impossibile elencare tutte le zone a vincolo, ce ne sono centinaia. Quasi tutti i comuni hanno ospitato degli scavi o si ritrovano resti di necropoli, acquedotti, mura ed edifici molto antichi. Per questo motivo vi invitiamo, prima di effettuare le ricerche con il metal detector, a conoscere bene tutte le zone sottoposte a vincolo del vostro territorio, attraverso l’ufficio tecnico del comune interessato (piano regolatore) e consultando siti web sull’archeologia campana (www.archemail.it , www.incampania.com/beniculturali.cfm). In queste zone è assolutamente vietato l’uso del metal detector e l’attività di scavo. Vi consigliamo di tenervi molto lontano da queste zone, specialmente se non sono delimitate.

 

monete-da-riconsegnareStoria e monetazione campana in breve. (a cura di Giuseppe Gaeta)

Pensiamo alla Campania, quando gli antichi popoli delle nostre terre hanno abbandonato quello che era il metodo più diffuso, il baratto, per il denaro sonante. L’uso della moneta arriva da molto lontano e si propagò dal Medio Oriente per poi arrivare fino ai Borbone. Non dovete pensare ad una moneta tonda e perfetta, erano piccole, asimmetriche e con pesi e misure differenti. Col passare del tempo vennero introdotti i sistemi ponderali, cioè di peso, che cambiarono l’intero modo di coniare.

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Le prime monete nel Sud Italia avevano simboli “parlanti” cioè che facevano capire la provenienza della moneta, cioè la città che le coniava. Cuma, coniò moneta per la prima volta nel 490 a.C. Usava al dritto la testa della ninfa Kyme e sul rovescio il mitile, un mollusco che veniva ampiamente consumato e commercializzato all’epoca. Ancora Neapolis usava apporre simboli religiosi e/o di leggende come Partenope ed il toro con il volto umano.

Dopo arrivarono i Greci, nell’attuale provincia di Salerno, fondando Posedonìa e Elea, Poi ci furono i romani e la monetazione romano-campana. Con la caduta dell’Impero Romano la Campania fu conquistata dai Goti (Solidi), dai Bizantini (Nummo e i multipli del Nummo, chiamati Follis e i Solidi) e dai Longobardi (Tremisse), a cui susseguirono i Normanni (Tarì e Follari, con i loro multipli e sottomultipli). Ai Normanni succedettero prima gli Svevi (Tarì – Augustale = 5 tarì), poi gli Angioini (Saluto, Gigliato e Fiorino) e infine gli Aragonesi (Tornese Napoletano: moneta di rame emessa dagli Aragona a Napoli alla metà del 15° secolo e battuta fino al 1860. Valeva 6 Cavalli).

La Campania fu conquistata dalle truppe napoleoniche, ma i Borbone, (Tornese), tornarono unificando i due Regni di Napoli e Sicilia, attraverso la costituzione del Regno delle Due Sicilie, che resisterà fino all’Unità d’Italia.

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Una piccola e veloce storia campana attraverso l’albore delle monete fino ad oggi. Come avete letto la Campania è stata di molti popoli e culture, ognuno di essi con la propria monete e la propria cultura.

Ricordiamo che qualunque di queste monete citate e appartenenti a questi periodi storici, se ritrovate, devono essere denunciate alla soprintendenza entro 24 ore dal ritrovamento.

 

Seconda guerra mondiale in Campania. (a cura di Maurizio Petrone)

Le operazioni in Campania per la liberazione del territorio italiano dai nazifascisti hanno inizio il 9 settembre 1943, con l’operazione anfibia denominata “Avalance” . Lo scenario di tale operazione fu il golfo di Salerno, punto strategico per l’ottima viabilità della S.S.18 asse più veloce per risalire a Napoli. L’operazione fu coordinata dal generale D. Eisenhower comandante in capo del Teatro di Operazioni Mediterraneo, dal generale Mark W. Clark comandante della V Armata e dal vice ammiraglio Henry K. Hewitt comandante della Forza navale d’impiego Occidentale.

L’obbiettivo era quello di spazzare il nemico tedesco e raggiungere in tempi brevi Napoli e le basi aeree di Foggia.Nella città di Napoli, la notizia dello sbarco a Salerno infervora la popolazione che insorge contro le truppe tedesche. Dal 27 al 30 settembre (Le Quattro giornate di Napoli) la citta di Napoli fu teatro di aspri scontri tra la popolazione e le truppe tedesche che lasciarono la città il 1° ottobre 1943 alle 9:30 con l’avanzare dei primi carri armati Alleati.Dal 6 novembre al 9 dicembre del 1943 lo scenario si spostò nel settore del monte Camino (Winter Line) teatro di aspri combattimenti tra Alleati e Wehrmacht. 16 dicembre 1943.

Nella notte tra il 15 ed il 16 unità americane con il concorso del Raggruppamento italiano, conquistavano Monte Lungo. Il 17 dicembre, nonostante i violenti contrattacchi germanici, gli americani conquistavano S. Pietro.Le operazioni degli Alleati si spostarono sulla linea Gustav. Il teatro delle operazioni, che impegnò i due eserciti dal gennaio al maggio del 1944, comprendeva la città di Cassino, la valle del Liri e i rilievi che portano all’Abbazia di Montecassino, per un’area di 20 km².

Seguirono le quattro battaglie di Montecassino , dove con l’ultima nota anche come “Operazione Diadem” ci fu la cattura di Cassino che permise alle divisioni britanniche e statunitensi di cominciare l’avanzata verso Roma, che cadde il 4 giugno 1944.

Ricordiamo, infine, che in caso di ritrovamento bellico potenzialmente pericoloso bisogna contattare le forze dell’ordine, comunicare la posizione e tenersi a distanza di sicurezza.





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