Metal detecting: un hobby, non un reato



Si un hobby, non un reato. Questa è la nostra aspettativa, ed è stata anche la copertina della petizione che ho lanciato a Febbraio scorso su i tanti gruppi di amatori del metal detecting: 150 firme raccolte e spedite al Ministero dei Beni Culturali di Roma: Ecco l’articolo Metal detecting: un hobby, non un reato.

Qualcuno dirà: poche! In effetti poche, a fronte di tantissimi che praticano questo meraviglioso hobby, ma si è trattato di  persone coraggiose, che sanno ancora sperare, che sanno ancora sognare e anche lottare per quello nel quale credono!

Non sono mancate le polemiche dei soliti che come si suol dire “ lanciano la pietra e poi nascondono la mano”, ma non sono qui per  creare un ennesimo dibattito, ma per affermare che il nostro hobby merita una regolamentazione come avviene da tempo in molti paesi Europei, come l’Inghilterra dove esistono severe leggi sul metal detecting ed un programma nazionale (P.A.S. Project), nel quale sono selezionate, registrate e coordinate tutte le persone autorizzate all’utilizzo di questo strumento.

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Il nostro paese, si sa, è profondamente diverso dall’Inghilterra, in quanto può vantare una straordinaria entità di patrimonio archeologico, frutto congiunto di stratificazioni di civiltà e diversità dei suoi quadri ambientali, patrimonio che si sta perdendo irrimediabilmente per la cronica mancanza di fondi e spesso per scelte scellerate, come la realizzazione di mega centri commerciali su aree dove per far spazio sono stati cancellati per sempre millenni di storia, sbriciolando sotto le pale meccaniche ipogei, chiesette rupestri, masserie secolari ecc.

Storia della nostra storia insomma, del nostro passato, spesso rimasto sepolto per sempre sotto una colata di cemento o una striscia d’asfalto bollente. Proprio qui, in Italia, nel più grande museo all’aperto d’Europa, paradossalmente non vi è invece una necessaria regolamentazione di questo favoloso hobby e che permetta a chi lo pratica di poter invece recuperare e salvare piccolissimi  frammenti del passato che giacciono sotto due dita di terreno, fra sterpaglie, sotto le foglie di un bosco, fra le macerie di uno dei tanti casolari diroccati presenti nella nostra campagna.

Un hobby che richiede quindi chiarezza, risposte precise, per  essere praticato nella meritata serenità, perchè il margine fra lecito e illecito è davvero sottile nel groviglio normativo e interpretativo del D. Lgs. 22 Gennaio 2004, nr. 42 e successive modifiche, tanto da essere additati per tombaroli.



Premesso che in Italia l’acquisto del metal detector non è vietato e il suo uso è consentito a determinate condizioni dettate dal buon senso ( e non  come si dovrebbe, da leggi vere e proprie!) in quanto nessuna lo contempla e regolamenta l’uso,  non è difficile ritrovarsi denunciati e sanzionati per essere finiti anche se inconsapevolmente  in un’ area archeologica,  in un paese dove tali aree non sono segnalate da cartellonistica, ne delimitate.

Oppure, secondo l’art. 90 della stessa legge (scoperte fortuite), le quali devono essere segnalate alle preposte autorità entro le 24 h successive, non è difficile ad esempio essere fermati e denunciati per essere stati trovati con una monetina appena rinvenuta e quindi  lecitamente e momentaneamente custodi del bene rinvenuto e prossimo alla consegna,  ma per le autorità preposte al controllo del territorio,  rei di esserci impossessati di un bene dello Stato e quindi punibili!

In realtà, così come è strutturata la legge in materia di beni culturali, noi non potremmo trattenere nulla o quasi in quanto qualsiasi cosa che rinveniamo la cui realizzazione risalga ad oltre 50 anni e presenti interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropollogico (Art. 10) appartiene allo Stato. Poichè, quando rinveniamo un cosi detto target, a meno che non si tratti di un qualcosa sul quale è impressa una data (es. Una moneta da 100 lire R.I. o un oggetto notoriamente recente) noi non possiamo stabilire a priori ne la sua databilità ne il suo interesse artistico, storico ecc, di conseguenza dovremmo consegnare alle autorità quasi tutto, ferraglie comprese, perchè non sappiamo ne possiamo stimarne il loro valore.

A tal motivo, considerando l’enorme numero di target che giacciono ancora sotto i nostri piedi e che, pur avendo la loro remota databilità non presentano di fatto oggetto di particolare interesse da parte del Ministero dei Beni Culturali (si pensi alle tantissime monete di comune coniazione spesso vendute nei mercatini o su internet),   ritengo che sia più che necessario (cosa per altro evidenziata  tramite la petizione e nel testo di proposta al Ministero), fissare, stabilire delle linee guida che possano chiarire una volta per tutte molti aspetti pratici del nostro hobby che potrebbe diventare una risorsa e non essere considerato una minaccia laddove questo ad esempio, possa contribuire ad allestire piccoli musei comunali-provinciali dove esporre piccole tracce della nostra storia locale.

Da qui, far emergere la figura del detectorista anche come sentinella dell’ambiente, poichè spesso testimone e scopritore di reati perpetrati a danno di quell’ecosistema nel quale si muove con passione e senso di responsabilità.

Concludendo, credo fermamente  nella necessaria creazione di un’Associazione Nazionale Detectoristi Italiani che metta insieme quanti, con spirito di responsabilità e di passione e pregni di quei valori etici indispensabili  per la pratica di questo stupendo hobby, al fine di presentare ufficialmente la nostra realtà sul territorio e prestando la nostra opera collaborativa con le istituzioni locali e nazionali.

Questo potrà realizzarsi solo volendolo, viceversa il nostro hobby anzichè essere una distensiva occasione di svago, continuerà ad essere praticato nella penombra, sempre nel dubbio e nel timore di cadere nella trappola interpretativa della legge…